Anche la nostra fontana come quella di Palazzeschi è malata! La nostra fontana monumentale in piaza IV novembre (lu chin) è malata di nostalgia e solitudine.
Lei, la protagonista, la primadonna di Torrebruna, ora è lì “impietrita” dal dolore dell’abbandono e più che versare l’acqua, sembra versare lacrime, le ultime poche lacrime rimastele!
Come una nonna amorevole ci guarda e noi accovacciati sui gradini, ai suoi piedi, ascoltiamo lasua storia.
C’era una volta…..tutto un paese, la cui vita gravitava intorno a me.
Avevo due cannelle da cui fuoriusciva un’acqua fresca e pura a cui attingevano intere generazion come figli che succhiano latte dal seno materno! La mattina le donne si alzavano e di buon’ ora con le “tini”sotto il braccio venivano ad attingere acqua per iniziare la giornata! Per lavarsi dentro il catino, per fare un po’ di caffè d’orzo intorno al fuoco con la “ciuclattera”, per scaldarla e lavare i bambini piccoli che sfasciavano. Poi ritornavano di nuovo ad attingere per cucinare ma, ahimè, qualcuna per strada girato il primo angolo buttava l’acqua della tina e ritornava di nuovo alla fontana. Era la giovanetta innamorata che mentre andava alla fontana girava lo sguardo timido verso il monumento per vedere l’amato che l’aspettava e scherzosamente le lanciava un sassolino. Che dolore ricordare le povere donne coperte coi “fazzolettoni”che venivano ad attingere quando dalle mie cannelle penzolavano due lunghi ghiaccioli e la piazza era coperta da montagne di neve. Come era fredda l’acqua del lavatoio dove immergevano quelle mani arrossate dai “geloni”!
Frotte di pellegrini di Schiavi d’Abruzzo che tornavano dalla festa di S. Donato e si fermavano per dissetarsi prima di proseguire il cammino.
Tornavano stanchi dalla campagna i mietitori riempire le “cicinare” e che goduria bere al coccio accompagnati dalla sinfonia che questo produceva mentre l’acqua fresca scendeva lungo il “gargarozzo”.
Poi c’è il lavatoio , quanti chilometri di teli tessuti hanno bagnato e ribagnato (armbuss!) per schiarirli, quanti corredi hanno lavato accompagnati da canti di parenti in festa ( lu sapeun d cas, la lusciujj) e quanti sogni di giovani spose ho accompagnato!
La mattina presto giungevano le mamme a lavare i pannolini (fasciatiur) dei bimbi e li sciacquavano sotto la cannella; i bimbi hanno il sederino delicato!
Le mamme con fare circospetto si mettevano sotto, vicino allo scarico e con le mani chiuse a mò di pugni lavavano qualcosa di segreto da cui fuoriusciva un’acqua rossastra, presto presto e poi…saponate veloci e tiravano fuori teli candidi di lino per le loro giovanette.
Le lenzuola strizzate in due , una lavandaia da una parte e una dall’altra del lavatoio.
….E quante liti, quanti battibecchi per il posto sotto il “canale” per risciacquare :
- C’ero io,…no prima io…., …i tuoi stracci,…..no i miei sono più delicati ……tu vuoi che ti dica che sei una poco di buono ma io non te lo dico -……e poi di colpo panni bagnati che volavano vicino al pino o in faccia alla malcapitata !
Quante donne ho visto la sera tardi venire stancamente a lavare i panni dopo una giornata di lavoro in campagna e quanta carità in chi le aiutava senza sottolineature , con il fare di un angelo inviato da dio in soccorso .
Quanti canestri in fila dietro le lavandaie;…poi di colpo l’acqua non esce più ….
- Cos’è successo, qualcuno sta riempiendo qualche barile ?No……allora cos’è?
Dall’altro lato c’è l’abbeveratoio, stanno abbeverando gli animali!
Si sente un fischio cantilenante eh si i muli hanno bisogno del fischio che li stimoli, oggi non bevono, l’acqua è torbida , qualche bambino ci ha giocato,… a volte qualcuno c’è caduto anche dentro!
……A sera mandrie di animali si abbeveravano prima di tornare nelle stalle. Ora cos’è rimasto?
Una fontana sola, le due cannelle non sono più copiose (la Signora è invecchiata), il lavatoio è vuoto e sporco, i bambini vi siedono dentro aspettando il pulmino che li porti a scuola; …..e l’abbeveratoio non è più nemmeno un ricordo; le nuove generazioni non sanno nemmeno cosa sia! Guardo la piazza triste e vuota, la sera non ci sono più i bambini che fanno a “zompacavallo”, a “mazza a titr” e a “lu quan e lu lebbr”.
Gli innamorati vanno in macchina, solo qualche nostalgica signora viene a lavare qualche coperta e io le sono grata perché mi fa sentire ancora utile.
Di me resta solo il nome di una strada “ammond pla fond”!
Mariapina
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